di Maurizio Giraldi  
Ignazio Giunti (Roma, 30 agosto 1941 – Buenos Aires, 10 gennaio 1971): un suo amico pilota lo definì il più veloce e determinato ed in effetti questo era Ignazio, dotato di una sensibilità al volante fuori dal comune, che gli permetteva una guida al limite con tutte le vetture con cui ha gareggiato, dalla nostra piccola 500 alla Ferrari 312 B di Formula Uno.

Su quest'ultima, al debutto nel 1970 sul difficilissimo circuito di Spa (Belgio), ottenne un ottimo quarto posto.
Qualche cenno sulla sua carriera. Nel 1965 a bordo della 1000 Abarth della scuderia Bardahl partecipò a otto gare dell’Europeo della Montagna, vincendone sette; fu così che Mario Angiolini lo chiamò alla Jolly Club per affidargli una Gta. Scelta che gli aprì le porte dell’Alfa Romeo, dove come pilota ufficiale, dapprima con le Gta Autodelta nel 1967 conquistò il campionato Europeo Turismo della Montagna.
Negli anni 1968 e 1969 partecipò al Campionato Mondiale Marche fornendo prestazioni di rilievo in parecchi circuiti, da Daytona a Le Mans, a bordo dell’Alfa Romeo 33. Fu Casco d’Oro Autosprint nel 1968.
Nel 1970 si laureò Campione Italiano Assoluto, e quello, come detto, fu l'anno in cui passò alla Ferrari. Partecipò a gare dell’allora seguitissimo Mondiale Sport Prototipi, a bordo della 512, incantò a Monza nella 1.000 Km e alla 12 Ore di Sebring che vinse in coppia con Vaccarella ed Andretti, e ad alcune gare del Mondiale di Formula 1, a bordo della 312 B, tra cui anche Monza, GP di Francia (Clermont Ferrand) ed Austria (Zeltweg).
Raccoglierne la vita agonistica in così poche righe è impossibile, ma il mio invito è quello di leggervi la sua storia, per cogliere la sua passione, la stessa che ha scatenato negli amanti del motorismo. Basti pensare quanto fu apprezzato dal popolo della Targa Florio, per non parlare della sua Vallelunga.
Siamo qui per ricordarlo a 50 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 10 gennaio 1971 a bordo della Ferrari 312 P, in quella drammatica domenica di Buenos Aires, domenica triste per il motorsport che ancora provoca tanto dolore negli appassionati e in chi voleva bene ad Ignazio ed avrà sempre nel cuore quel giovane gentile, educato ma così determinato al volante.
Mi permetto di proporre una foto che lo ritrae a bordo della nostra 500 N sul circuito di Vallelunga dove era praticamente imprendibile.
Ciao, ‘Gnazio.