Tutte (o quasi) le derivate della 500

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  • Questo topic ha 139 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 04/01/202612:54 da
    drago500.
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  • #577092 Quota
    Gens Orsina
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      Intermeccanica IMP 700 GT

       

      La IMP 700 GT è stata una coupé biposto prodotta a partire dal 1959 da Intermeccanica e carrozzata da Corna. Dal punto di vista stilistico presentava similitudini con l’Abarth 750 vestita da Zagato poiché, come vedremo, i fratelli Corna erano subappaltatori della storica Carrozzeria milanese e il loro primo incarico importante lo ricevettero proprio da questa. Meccanicamente, la IMP – sigla che riuniva Intermeccanica e Puch – montava un propulsore bicilindrico da 645 c.c. raffreddato ad aria di provenienza Steyr-Puch da 645. Sviluppava 40 CV a 5.500 giri al minuto e raggiungeva la sorprendente velocità di 160 Km/h. Vittoriosa per la sua categoria in molte competizioni, tra le quali quella corsa sul circuito del Nürburgring (vedi foto 1) in circa tre anni ne vennero realizzati solamente 21 esemplari. Il motivo dell’esiguità numerica è da attribuire a Carlo Abarth che, rendendosi conto della vigoria e supremazia del veicolo, nel 1962 persuase il Professor Valletta a informare la Steyr-Puch che se avesse proseguito la collaborazione con Intermeccanica, Fiat le avrebbe interrotto la fornitura di telai. Della Costruzioni Automobili Intermeccanica e della Carrozzeria Fratelli Corna trovate alcuni cenni a seguire, mentre per Steyr-Puch rinviamo l’argomento a quando tratteremo in dettaglio di questa importante casa automobilistica austriaca.

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      #577096 Quota
      Gens Orsina
      Partecipante
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        Costruzioni Automobili Intermeccanica – Torino

         

        Una vita avventurosa quella di Frank Reisner. Nato in Ungheria. quando aveva 17 anni fuggì da Budapest occupata dai carri armati dell’Unione Sovietica e si trasferì con i genitori a Montreal, in Canada, dove, dopo aver conseguito la laurea in ingegneria chimica, iniziò a lavorare in un’industria di vernici per automobili. Sposato con Paula, con lei costruì e corse con un’auto sportiva ottenendo discreti successi. Durante una loro visita in Europa, compito a bordo di una Fiat 500, si innamorarono dell’Italia e decisero di stabilirsi a Roma, dove Frank progettò telai per la Giannini. Comprendendo che in quegli anni il mondo delle case automobilistiche gravitava su Torino, dopo poco la coppia si trasferì nel Capoluogo piemontese dove nel 1959 Frank fondò la Costruzioni Automobili Intermeccanica scegliendo come logo il classico toro rampante, simbolo del Capoluogo piemontese. I primi prodotti furono set di equipaggiamento per la velocità e impianti di scarico a flusso libero per varie automobili. Nel 1960 ci fu un salto di qualità realizzando una Formula Junior con motore Peugeot. Nel 1963 Intermeccanica presentò al Salone dell’Auto di Torino un proprio modello: l’Apollo GT, sviluppato in collaborazione con una società di San Francisco. Numerosi furono i traguardi raggiunti in quegli anni: la Griffith GT, la Murena, l’Indra. Qualche problema si manifestò solo nel momento in cui le Imp 700 GT cominciarono a disturbare i primati di Abarth, il quale, come sappiamo, frappose ostacoli affinché proseguisse la realizzazione di questo modello carrozzato Corna e motorizzato Puch. Nel 1975 l’imprenditore, nel frattempo affiancato dal figlio, decise di trasferire l’azienda in California. La crisi economica della fine degli anni Settanta costrinse la società a spostarsi di nuovo, questa volta a Vancouver, dove la denominazione sociale fu cambiata in Intermeccanica International Inc: nome e sede mante nuti fino ad oggi, dopo che nel 2001 il fondatore morì e il figlio Henry ne prese le redini diventandone presidente.

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        #577098 Quota
        Gens Orsina
        Partecipante
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          Carrozzeria Fratelli Corna Spa – Torino

           

          Attivi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale quali titolari nel Capoluogo piemontese di un’officina per la riparazione di autoveicoli, fu all’inizio degli anni Cinquanta che i Fratelli Corna passarono al trattamento e lavorazione di lamiere di alluminio nel settore automobilistico. Considerati fin da subito specialisti in materia, come tali ricevettero commesse da alcune delle tante importanti aziende del settore quali Abarth. Il rapporto più importante però fu con Zagato che arrivò a considerare la carrozzeria come una sua sede a Torino e che li volle impegnare quali subappaltatori nella realizzazione della famosa Abarth 750. Nel 1957 l’attività fu spostata in Via Col di Lana 32, all’angolo con Via Postumia, non distante quindi dallo stabilimento della Casa dello Scorpione che, come sappiamo, si trovava in Corso Marche. La storica rivalità tra Abarth e Zagato sui risultati sportivi rivendicati: dal primo quale costruttore di motori e dal secondo come carrozziere, coinvolse però, sebbene per altri motivi, anche i fratelli Corna. Come accennato precedentemente questi subirono un grave colpo nel 1962, proprio quando il rapporto di collaborazione stretto con Intermeccanica era in espansione. Anni dopo apprenderemo dalla moglie del fondatore di quest’ultima società, la quale per un periodo seguì personalmente l’attività della Carrozzeria, che, sebbene il prodotto finale fosse perfetto, i processi produttivi erano estremamente disordinati in quanto non si utilizzavano disegni, si lavorava a occhio e si usavano strumenti arretrati. Riguardo al futuro avuto dalla Carrozzeria Fratelli Corna, una fonte afferma che l’attività cessò a metà degli anni Sessanta, mentre un’altra indica che fu spostata a Cagliari.

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          #577114 Quota
          drago500
          Partecipante

            Baby Junior Patriarca (dal libro “Quando c’era la 500” di Giovanni Orsini e Alessandro Dragone, edito dal Fiat 500 Club Italia)

             

            La domenica di Pasqua e il lunedì di Pasquetta del 1960, venne organizzata presso l’Autodromo di Vallelunga una gara riservata alle Baby Junior Patriarca 500: vetturette realizzate l’anno prima grazie alla collaborazione fra le Officine Patriarca di Roma  e la Carrozzeria Morelli di Ferrara. L’idea di creare la Formula Baby Junior venne a Bruno Patriarca, Direttore Tecnico della Scuderia Roma (il signore al centro di foto 1), per fornire ai neofiti delle gare su pista la più economica auto da corsa monoposto, replicando con una cilindrata da 500 cc la già esistente e tanto in voga Formula Junior, le cui macchine montavano motori da 1000 cc di emanazione Fiat 1100, Lancia Appia, Ford Anglia, DKW, BMC e Simca. I giovani piloti che volevano cimentarsi a bordo delle piccole monoposto, dovevano iscriversi a detta scuderia “Roma”, versando a fondo perduto una quota associativa annuale di 10.000 lire e poi pagare 30.000 lire per ogni gara alla quale partecipavano. I premi erano di chi vinceva. Chi voleva invece acquistarla, spendeva 980 mila lire. Le Baby Junior Patriarca avevano una scocca in alluminio battuta a mano dall’Officina Morelli di Ferrara, esaltata da un telaio tubolare al cromo molibdeno, del peso di appena 24 kg (la macchina, in totale pesava 270 kg). Erano lunghe 320 cm e larghe 75 cm – altezze max/min di 87/12 cm. Montavano il motore Fiat Nuova 500, elaborato con una cilindrata portata a 498 cc che sviluppava 30 CV a 6500/7500 giri – carburatore Dell’Orto SS con vaschetta separata. Vennero prodotte in 18 esemplari. Di queste, 12 andarono alla Scuderia Roma, 2 furono vendute a Bari ed 1 a Velletri, il tutto nella speranza che la CSAI le omologasse e ne autorizzasse le competizioni.

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            #577118 Quota
            drago500
            Partecipante

              Officina Patriarca – Roma

               

              L’Officina Patriarca fu aperta a metà degli anni Trenta a Roma da Rodolfo Patriarca – definito “Il mago di San Giovanni” – ed aveva sede in Via Avezzano 9. Affiancato nel lavoro dal figlio Bruno, che fin da adolescente mostrò particolare talento per i motori da corsa, nel 1958 ebbe modo di mettersi in luce costruendo una monoposto 750, che al suo debutto nella cronoscalata Frascati Tuscolo si classificò subito prima, consacrandosi alla fine dell’anno regina del Campionato Italiano Sport 750. Tralascio il seguito; sarebbe troppo lungo elencare tutti i successi ottenuti in una vita trascorsa nel mondo delle corse, soprattutto da Bruno, che la visse come preparatore, costruttore e pilota.

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              #577120 Quota
              drago500
              Partecipante

                Carrozzeria Morelli – Ferrara

                 

                La Carrozzeria Morelli di Ferrara venne fondata dai fratelli Gino, Nino e Rolando alla fine degli anni Trenta. L’azienda era specializzata nella realizzazione di macchine da corsa, pur se la collaborazione riguardò esclusivamente, o quasi, i Fratelli Maserati. Per questi ultimi realizzò vetture sotto il marchio O.S.C.A., che furono più volte vittoriose in prestigiose competizioni come la mitica “Mille Miglia”. Nel 1957, a seguito dell’abbandono della casa modenese dal mondo delle corse, i fratelli Morelli rimasero pressoché orfani del loro partner commerciale e così nel 1960, dopo l’esperienza avuta con l’Officina Patriarca decisero anche loro di lasciare per dedicarsi  ad altro. Possiamo considerare la manifestazione di Vallelunga dell’aprile di quell’anno il canto del cigno della storica carrozzeria.

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                #577322 Quota
                Gens Orsina
                Partecipante
                Partecipante

                  Moretti 500 Giardiniera

                   

                  Abbiamo già visto che Moretti presentò al Salone di Torino del 1959 una familiare che aveva chiamato “Promiscua”, ma che, per i già noti motivi, rimase pressoché in stato di prototipo. A distanza di pochi mesi, per cercare di battere sui tempi Fiat, che non era ancora pronta per immettere sul mercato la Giardiniera, ci riprovò con un nuovo modello che espose al Salone dell’Automobile di Ginevra l’11 marzo 1960 (la Giardiniera uscirà il 21 maggio successivo). La nuova station-wagon, che portava il suo nome, aveva il motore della Fiat 500 Sport da 479 cm³ con potenza di 21 CV e aveva una linea modificata, più appesantita rispetto alla Promiscua. Costava 700.000 lire e la si poteva scegliere in tre versioni, tutte a trazione anteriore:

                   

                  – Giardiniera: quattro posti oppure due, grazie alla panchetta ribaltabile – carico 200 Kg – tettino in tela apribile come optional.
                  – Furgone: due posti con pianale di carico fisso da 250 Kg.
                  – Camioncino: tipo pick-up.

                   

                  La foto tre, scattata alcuni anni fa, si riferisce a un esemplare sopravvissuto; probabilmente l’unico. Riguardo alle persone che lo circondano…lascio a voi il compito di scoprire chi sono. Notizie sulla Carrozzeria Moretti sono state pubblicate il 16 settembre 2025.

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                  #577330 Quota
                  drago500
                  Partecipante

                    GMS Formula Baby Junior (dal libro “Quando c’era la 500” di Giovanni Orsini e Alessandro Dragone, edito dal Fiat 500 Club Italia)

                     

                    Come abbiamo scritto precedentemente, l’idea della Formula Baby Junior nasce da Rodolfo Patriarca, noto preparatore romano, che costruisce una quindicina di monoposto usando il motore della Fiat Nuova 500 con l’intento di organizzare un ciclo di corse sulla pista di Vallelunga che è stata inaugurata da poco.
                    Il progetto andò avanti e nel 1965 si arrivò alla Formula Baby Junior, inizialmente prevista per il solo motore Fiat Nuova 500, poi aperta (fatti salvi gli standard dimensionali della vettura) a qualunque motore purché derivante da vetture omologate nella categoria turismo fino a 500 cc.
                    Nel 1961 venne costruito un modello di Formula Baby Junior dai fratelli milanesi Ciceri, Gianni, Mario e Sergio, che avevano un’officina a Trezzano sul Naviglio in provincia di Milano.
                    Alla vettura venne dato il nome Formula Baby Junior GMS, sigla delle iniziali dei loro tre nomi. Il telaio era Borella e il motore un Fiat 500 Giardiniera al quale non furono  apportate modifiche importanti.
                    L’unico campionato italiano venne disputato nel ’65 e lo vinse Sergio Ciceri con la sua GMS.
                    Purtroppo la mancanza di iscritti fece sì che il campionato non decollò come sperato e la CSAI optò quindi per un nuovo campionato: la Formula 850, con monoposto derivate da auto di produzione ma con cilindrata maggiore.

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                    #577693 Quota
                    Gens Orsina
                    Partecipante
                    Partecipante

                      Motocarro Aermacchino 500 N

                       

                      Non è stato facile reperire notizie sul triciclo Aermacchino che rappresenta l’evoluzione del Macchi MB1, detto anche Macchitre, progettato da Ermanno Bazzocchi e prodotto fin dal 1945 dalla Aermacchi. A questo, fece seguito nel 1951 il Macchi 125 N da 750 cm³ che nel 1955 fu convertito ad alimentazione diesel da 1000 cm³. Un esemplare ancora funzionante si trova in provincia di L’Aquila. Nel 1957 la produzione dei veicoli da lavoro passò su licenza da Aermacchi alla “Ing. Negri & C. S.p.a.” di Varese, la quale cinque anni dopo costruì anche l’Aermacchino di cui ci stiamo occupando. La scheda di omologazione porta il numero 2640/OM e la data del 28 maggio 1962. Le versioni di questo veicolo da lavoro furono tre: “Ribaltabile Idraulico” – “Ribaltabile per Servizio N.U.” – “Furgone”. I principali dati tecnici sono: cilindrata totale 499,5 cm³ – potenza massima 18,7 CV (dovrebbe trattarsi del Fiat “Tipo 120” a sogliola in uso alla Giardiniera) – raffreddamento ad aria per mezzo di ventilatore – lubrificazione forzata con pompa ad ingranaggi – frizione monodisco a secco – avviamento elettrico – freno meccanico di stazionamento e di soccorso sulle ruote posteriori – trasmissione e albero tubolare con giunti cardanici ed elastici – capacità serbatoio 10 litri – velocità massima a pieno carico in 4a velocità Km. 70.

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                      #577697 Quota
                      Gens Orsina
                      Partecipante
                      Partecipante

                        Aermacchi – Varese

                         

                        Fondata a Varese nella seconda metà del XIX secolo, la Aermacchi, si concentrò inizialmente sulla produzione di carrozze, per poi evolversi nella produzione di ruote, auto e carrozzerie. Il reale sviluppo si verificò nel 1912 quando l’attività fu focalizzata nella realizzazione di aerei che proseguì fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Come abbiamo visto, nel 1945 la società decise di avventurarsi anche nel campo dei veicoli stradali. In seguito e fino al 1970 fu altresì attiva nel settore delle motociclette alcune delle quali sviluppate in collaborazione con la statunitense Harley Davidson. Attualmente fa parte del Gruppo Leonardo e si dedica principalmente alla produzione di aerei da addestramento militare. Ci sono libri, articoli, filmati, tesi di laurea che parlano di questa importante realtà industriale italiana. Chiunque sia interessato alla sua storia potrà documentarsi in tal modo. Riguardo alla “Ing. Negri & C. S.p.a.” purtroppo non ho reperito alcuna informazione.

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                        #577699 Quota
                        drago500
                        Partecipante

                          Neckar Pully 700

                           

                          Il Neckar Pully 700 debuttò nel 1963 al Salone Internazionale dell’Automobile di Francoforte sul Meno. Era un veicolo a tre ruote, con una portata massima di 705 kg e 1280 kg di peso totale ed era previsto in due allestimenti, con cassone aperto e sponde ribaltabili e con cassone chiuso con portellone posteriore. Il motore era il bicilindrico da 499 cc. della Fiat 500 Giardiniera, montato sotto il pianale di carico dietro l’asse posteriore. Presente nell’ abitacolo componentistica derivante dalla Fiat 500, come volante e devio luci mentre all’ esterno la fanaleria anteriore era quella del modello D.

                          Purtroppo però la produzione in serie di questo veicolo non ebbe mai luogo, nonostante il Tipo 10 Pully (dal nome dell’ing. Puleo, che ne fu il progettista) fosse arrivato molto vicino alla commercializzazione. Tutto era pronto, anche la brochure era già stata stampata, ma alla fine qualcuno si preoccupò della maneggevolezza e della stabilità di un veicolo a tre ruote ed il progetto fu cancellato.

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                          #577703 Quota
                          drago500
                          Partecipante

                            Fiat-Neckar NSU – Heilbronn (D)

                             

                             

                            Fiat Neckar chiamata semplicemente Neckar è stato un costruttore di automobili tedesco, filiale del gruppo Fiat, che ha fabbricato su licenza modelli Fiat e Autobianchi nel periodo tra il 1957 ed il 1971 nella fabbrica ex NSU di Heilbronn, che già a partire dal 1929 costruiva su licenza modelli quasi identici a quelli italiani. L’aumento del costo della manodopera proveniente dall’Italia e l’istituzione del MEC (Mercato Europeo Comune) che tolse i diritti di dogana ai Paesi aderenti portarono al fallimento della Neckar che chiuse nel 1973 dopo aver prodotto complessivamente 370.000 auto.

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                            #577843 Quota
                            Gens Orsina
                            Partecipante
                            Partecipante

                              Aruanda di Fissore

                               

                              La storia delle auto derivate dalla Fiat 500 non finisce mai di stupirci. Questa volta scopriamo che la Aruanda, costruita nel 1963 dalla Carrozzeria Fissore, era stata progettata l’anno prima da un giovane studente di Architettura, il ventitreenne paulista Ari Antonio da Rocha. Ciò chiarisce anche l’origine del nome, presente nelle religioni afro-brasiliane: un luogo del mondo degli spiriti equiparato a una specie di colonia o cittadella spirituale che orbiterebbe attorno alla ionosfera del pianeta Terra. Questo non semplice concetto si abbina perfettamente al design della macchina ancora oggi futuristico e rivoluzionario: figuriamoci nel 1965, momento della sua presentazione al Salone dell’Automobile di Torino, evento che seguiva l’Auto Show brasiliano dove Ari da Rocha, nel frattempo laureatosi, aveva ricevuto per il suo progetto il Premio Lucio Meira. Monovolume biposto, la Aruanda era destinata ad un uso urbano e perciò presentava dimensioni molto contenute: m. 2,40 di lunghezza, m. 1,70 di larghezza e m. 1,40 di altezza. Pesava circa 400 Kg e una delle innovazioni significative era il tettuccio in plexiglas trasparente, scorrevole all’indietro per permettere un accesso facile all’abitacolo. Concepita per ospitare un motore posteriore tradizionale o alimentato da batterie, alla fine si optò per quello della Fiat 500 Giardiniera, vettura che aveva già fornito il telaio, il quale era stato interamente rielaborato. Nonostante la (o a causa della) sua linea all’avanguardia l’ Aruanda rimase in stato di prototipo. Informazioni sulla Carrozzeria Fissore si trovano nel topic del 12 novembre 2025.

                               

                              NOTA AGGIUNTIVA
                              Solo dopo aver postato questo breve resoconto sono venuto a conoscenza che un interessante articolo su medesimo modello è stato pubblicato da Antonio Erario a pagina 64 e 65 del numero di gennaio/febbraio 2026 della rivista “4 Piccole Ruote”. Chi desidera approfondire l’argomento può quindi consultare il servizio, peraltro arricchito da foto inedite.

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                              #577847 Quota
                              Gens Orsina
                              Partecipante
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                                Iso Rivolta Centomila (o 100.000)

                                 

                                Ideato come veicolo agricolo robusto e innovativo il Centomila – o 100.000 – è stato un prototipo di fuoristrada leggero progettato da Pierluigi Raggi, assemblato da Gianni Recalcati e prodotto nel 1966 dalla Iso Rivolta. Aveva la trazione posteriore, sospensioni a grande escursione, motore bicilindrico Fiat derivato dalla Giardiniera, ruote artigliate, sospensioni a lunga escursione e un sistema di controllo del differenziale, seppure come detto, le ruote motrici non fossero quelle anteriori. Sottoposto al giudizio di Fiat per una potenziale joint venture, l’accordo non si realizzò e il mezzo, il cui telaio era stato punzonato con il numero 100001, non fu mai commercializzato. Inizialmente venne impiegato dall’azienda stessa per piccoli trasporti, diventando poi un oggetto da collezione che in tempi recenti è stato messo all’asta da una nota casa del collezionismo raro e di lusso.

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                                Gens Orsina
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                                  Iso Rivolta Spa – Bresso (MI)

                                   

                                  È difficile sintetizzare la storia di questa rinomata casa produttrice di automobili e motociclette. Fondata da Renzo Rivolta, ha operato dal 1948 al 1974 e nel tempo ha subito varie evoluzioni. Nata a Bolzaneto come A.S. Isothermos si dedicò inizialmente al settore de caloriferi e refrigeratori elettrici. A seguito dei bombardamenti aerei su Genova che danneggiarono l’opificio industriale, nel 1942 l’attività fu spostata a Bresso, un comune dell’hinterland milanese. Terminata la guerra il core business fu orientato verso il mercato delle moto. Rimangono celebri il Furetto” e l’Isoscooter. Nel 1952 la ragione sociale cambiò in Iso Autoveicoli Spa e con questa venne creata la celebre Isetta, una sorta di scooter cabinato che però non riscosse molto successo. Nel 1957 nacque la Iso Automotoveicoli SpA, azienda che si focalizzò sul mercato delle auto granturismo. Sono gli anni della Iso Rivolta GT, progettata da Giotto Bizzarrini e Giorgetto Giugiaro, la Grifo, la Lele. Nei primi anni Settanta il gruppo arrivò persino a esordire in Formula Uno con il team Iso-Malboro. Seguì una profonda crisi dovuta alle note problematiche petrolifere alle quali si aggiunsero quelle gestionali e della concorrenza rappresentata da marchi prestigiosi. Neppure la Iso Motor Company, una Spa a mani di americani arrivata nel 1973, riuscì a risolver la situazione e così l’attività terminò il 31 dicembre 1974, segnando la chiusura di un’epoca. Da qualche anno è iniziato il rilancio del brand.

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