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di Matteo Oliva

Proponiamo una lettura tratta dalla rubrica "Slow Drive" della rivista 4PiccoleRuote a cura del socio Matteo Oliva, che nel 2015, approfittando di alcuni raduni in programma, raccontava di un'avventura in 500 alla scoperta del territorio calabro.

Io, il mio navigatore di fiducia (mia moglie) e la 500 – tutti e tre insieme da ben 44 anni – partiamo  di buon mattino da Santa Domenica Talao (CS) (foto n. 1), antico borgo nell’immediato entroterra dell’alto Tirreno cosentino, dopo aver visitato la Chiesa Madre, recentemente e completamente restaurata a cura dell’ex parroco Don Luciano Losardo, ove troneggia la statua di San Giuseppe pronta per essere portata in processione durante la festa patronale (foto n. 2).

La direzione imboccata è quella che porta verso Orsomarso, caratteristico paesino che sorge nella gola del fiume Argentino. Percorriamo una strada interpoderale costruita agli inizi degli anni ’70 che, priva da allora di una benché minima manutenzione, è ridotta quasi ad una pista per fuoristrada. Ma ci vuole ben altro per spaventare una robusta 500 che con la sua trazione posteriore sa cavarsela in ogni situazione. Attraversiamo il ponte sul fiume Lao e prima di entrare in paese svoltiamo a sinistra su una strada che si inerpica su per la montagna. Qui la situazione del fondo stradale è decisamente migliore e saliamo senza difficoltà fino a raggiungere l’altipiano di Scorpano, antico paradiso di appassionati cacciatori per la presenza, a seconda della stagione, di quaglie, pernici, beccacce... ma ora meta, soprattutto d’estate, di escursionisti in cerca della buona cucina di un tempo grazie alla presenza di un paio di agriturismo.

Breve pausa per far respirare il motore e ripartiamo costeggiando un grazioso laghetto, sorto dopo la costruzione di una diga, verso Mormanno, corposo centro montano ultimamente impegnato a risollevarsi materialmente e moralmente dalle conseguenze del terremoto che lo ha colpito qualche anno fa.

Ormai è tempo di rifocillarsi e di preparare dei panini che consumeremo più tardi in uno dei posti più suggestivi del parco del Pollino. Nonostante il tempo sia buono, qui l’aria è frizzantina ed i quasi mille metri di quota si sentono tutti. Un cappuccino caldo ed una brioche appena sfornata sono proprio quello che ci vuole, ma non disdegniamo di assaggiare anche un “bocconotto” (dolcetto tipico di pasta frolla ripieno di marmellata, ndR) ed un “savoiardo” prodotti da una azienda di Mormanno.

Lasciamo alle spalle il paese ed iniziamo la discesa verso il territorio di Papasidero e quindi verso la costa tirrenica. La strada è un saliscendi pieno di curve, ideale per guidare il cinquino ed il numero delle “doppiette” non si conta.

L’obiettivo da raggiungere è di tutto rispetto: un sito preistorico scoperto nel 1961 noto col nome di Grotta del Romito.

Per raggiungerlo, all’altezza del borgo di Avena, svoltiamo a destra e cominciamo a scendere verso la stretta gola del fiume Lao. Dopo qualche chilometro arriviamo in un’area attrezzata con parcheggi e tavoli in legno adatta a consumare un pranzo al sacco o approfittare dei ristoranti qui presenti. In passato siamo già stati in questo sito, ma ogni volta si rinnova l’emozione di pensare che questi luoghi sono stati abitati dai nostri progenitori dalla fine del paleolitico e nel neolitico.

Lasciamo l’auto e scendiamo per un sentiero verso il luogo dell’insediamento preistorico. Sotto un alto costone roccioso troviamo la ricostruzione di due scheletri nel luogo dove sono stati ritrovati (foto n. 3).

Subito dopo appare ai nostri occhi l’opera per la quale questo sito è famoso in tutta Europa: lo splendido graffito che riproduce la figura di un bovide (Bos primigenius) (foto n. 4), definita dal Prof. Paolo Graziosi “la più maestosa e felice espressione del verismo paleolitico mediterraneo”. Visitiamo anche la grotta oggetto di scavi da parte dell’Università di Firenze che hanno evidenziato vari strati di sedimentazione attribuibili a varie ere. L’ultima sepoltura, Romito 9, è stata portata alla luce recentemente e riguarda un giovane cacciatore di circa 17mila anni fa. Torniamo verso l’auto e visitiamo anche il vicino museo.

Ormai è pomeriggio, i raggi del sole non raggiungono più la stretta gola. È tempo di rimetterci in cammino verso la costa. La discesa continua tra curve e controcurve fino a quando, dopo contrada Tremoli, si apre davanti a noi la vallata del fiume Lao ed in fondo, finalmente, il mare Tirreno (foto n. 5).

 

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