
di Ernesto Lella
Sembra passato un attimo da quando Nicola Ugon dopo avermi risolto l’ennesimo problema durante il restauro della mia 500 mi disse «Guagliò (ragazzo, che a più di 60 anni mi suona sempre strano), tu lo tieni il telefonino? Mò ti faccio un regalo così tu lo appoggi qua e ti vedi tutti i video per restaurare la macchina» e mi dette questa penna bianca (che vedete in foto) che conservo gelosamente, con l’incavo per poggiare il telefonino in orizzontale e vedere i vide… Altro che attimo, sono già passati tre anni da quando Nicola ci ha lasciato e, grazie a Laura e Roberta, sue degne eredi di passione, più che di attività (Autoricambi Ugon che prosegue da più di 60 anni) e quest’anno grazie all’ottima organizzazione del fiduciario di Napoli Antonello Martina, ancora una volta (la terza) ci siamo ritrovati tutti ad Ercolano non già per commemorare, che può essere una cosa triste ma per fare una festa in onore di Nicola, come avrebbe voluto lui, tutte le “sue” 500 in bella mostra per una mattinata di esposizione festosa nella ZTL della sua città. Arrivate piano piano, un gruppetto alla volta perché come sempre ci si incontra per strada, secondo la provenienza di ognuno, per percorrere anche solo pochi chilometri in coda, strombazzando per annunciare l’arrivo delle nostre piccole “scatolette”. Punto di ritrovo per noi che veniamo da Napoli è l’ingresso dell’autostrada, dopo il casello, dove si fermano anche i tanti motociclisti in gita domenicale ed è sempre un piacere incontrarsi ma qui… primo pit stop: al mio arrivo un capannello di amici che guarda il motore di una 500, la bella Giannini del socio Agostino Lucignano che sta facendo i capricci. Il bello di darsi appuntamento è proprio questo: nel gruppo ci sono due maghi del motore, Nicola D’aniello, meccanico, preparatore e pilota (perché lui con la 500 ci corre, chiaramente in pista) e Andrea Cante, ex meccanico, ex preparatore ed ex pilota (che ci correva anche lui) ora pensionato (ma solo sulla carta, perché la passione non va mai in pensione). Punte, condensatori, una regolata e poi si va, anche se non al massimo perché qualche problema rimane, ma con le nostre piccole si torna sempre a casa. Una bella festa dicevo lungo il corso di Ercolano dove si incontrano amici, le famiglie con i bambini a fare le foto, Laura e Roberta a dispensare sorrisi (e qualche ricambio, tanto per non perdere l’abitudine) ed in un attimo è subito di partire per lo splendido scenario di Villa Signorini per il pranzo di rito. Chiaramente si passa in allegra e strombazzante processione davanti a quel negozio che ha visto i 60 anni di Nicola e che ora sfoggia i sorrisi di Laura e Roberta e della cara mamma che attendono il nostro passaggio come tre sentinelle che custodiscono questo prezioso lembo di storia. Villa Signorini, famosa in zona per la qualità dei suoi eventi, non si smentisce: ottimo pranzo, simpaticissimo parcheggio fra filari di alberi, tutti “ammucchiati” perché siamo veramente in tanti, tanti i fiduciari intervenuti da varie zone della Campania, in mattinata anche il referente regionale Domenico “Mimmo” Filippella con tanti amici del coordinamento di Caserta e soprattutto, al ristorante, un ospite “d’onore”… E questa è una storia nella storia; qualche settimana prima mi contatta su WAPP una signora, Giovanna, che mi chiede di poter partecipare ad un nostro raduno, pur non avendo la 500, perché il figlio dodicenne (che mi dice avere un po’ di problemi di salute) è appassionato di auto d’epoca e passa il suo tempo immerso in video, tutorial, gruppi per coltivare questa passione. Ha fatto tutto lui, ci ha cercati, ha trovato il mio numero e lo ha dato alla mamma. Inutile chiederlo ad Antonello, detto fatto, i tre posti sono già prenotati. Arrivati a Villa signorini ci sentiamo al telefono con Giovanna e ci cerchiamo nel parcheggio per conoscerci fra la miriade di 500 e ci vediamo subito da lontano e conosco Giovanni, mingherlino, occhiali alla Harry Potter e il volto estasiato di Alice nel paese delle meraviglie a perdersi in quel mare di 500. Conosco mamma Giovanna e papà Antonino. Il mio primo simpatico approccio con Giovanni è stato di redarguirlo simpaticamente perché si è presentato al nostro raduno con una maglietta della Ducati, allora pesco nella mia macchina (che è un po’ la borsa di Mary Poppins) e tiro fuori uno dei nostri berretti logati Fiat 500 e lo calzo a Giovanni: sorriso a trentadue denti, amicizia fatta. Lo porto con me, apro la macchina, apro il tettuccio e via con le foto, si siede al posto di guida, si alza in piedi, fa il segno di Vittoria. A pranzo, Giovanna e Antonino mi raccontano la loro storia, che è degna di essere letta, conosciuta, ascoltata per l’amore e la caparbietà di questa splendida coppia. In gravidanza Giovanna ha avuto dei problemi ed è stata costretta a partorire Giovanni prematuro, a sole 25 settimane! Pesava meno di 500 grammi, organi non formati del tutto, nessuna aspettativa di vita (secondo i medici), ma a volte l’amore è più forte di qualunque aspettativa. Mesi di incubatrice, di interventi di terapie, di cure, Giovanna e Antonino non si sono mai arresi, quello era il loro figlio, adorato e desiderato e avrebbero lottato con tutte le forze per lui. Così è stato: contro ogni logica medica, contro ogni parere clinico, hanno cercato centri di eccellenza, viaggi della speranza e piano piano, fra tanti interventi, tante terapie e tanto, tantissimo amore e caparbietà, ce l’hanno fatta, oggi Giovanni è un ragazzo intelligentissimo, curioso, appassionato, attento, un po’ indietro con i programmi scolastici per via delle cure, ma che importa? Anche io, quando ho visto il suo sorriso e la sua gioia quando è entrato in macchina e si è seduto alla guida, senza conoscerlo e senza ancora conoscere nulla della sua storia sono rimasto affascinato, contagiato, perché è un ragazzo che affascina, di cui t’innamori a prima vista. Bravi Giovanna e Antonino, il sorriso di Giovanni è la più bella ricompensa per tutti i vostri grandi sacrifici e la vostra abnegazione ed è la conferma che non bisogna mai arrendersi, che l’amore è una forza immensa e voi ne avete tanto. La prossima volta ci vedremo dalla mattina e porteremo Giovanni in giro in 500, ormai è diventato un po’ la nostra mascotte, poi magari chissà, penserete anche voi a prendere una di queste magiche “scatolette” con cui portarlo in giro per raduni, stavolta “dal di dentro” e non come semplici spettatori.